Museo Storico della Liberazione
News

02/09/2010:: A V V I S O


Fino al 29 settembre l’esposizione è incompleta perché è in corso – ad opera del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) – la salvaguardia digitale dei documenti esposti. Si possono visitare:
Piano terra, atrio e biblioteca, elementi della Difesa di Roma,
collezioni M. Fiorentini (medaglie e francobolli)
Primo piano: mostra “Il Museo si racconta”
Secondo piano: struttura delle celle e graffiti dei detenuti
Terzo piano: bandi e ordini nazisti, sala della Deportazione degli ebrei romani.
Ci scusiamo per il disagio.

 


A V I S

Jusqu'à le  29 septembre l'exposition est incom-plète parce qu'il est en cours  - à l'oeuvre du CNR (Conseil national des recherches)  - la sauvegar-de digitale des documents exposés.
Vous pouvez visiter:
Terre plate: hall et bibliothèque, éléments de la Défense de Rome, collections M. Fiorentini (médailles et timbres)
Premier étage:  exposition "LeMusée raconte soi meme”
Second étage:  structure de la prison et graffiti des détenus
Troisième étage: avis et ordres nazis, salle de la Déportation des juifs Romains.
Nous nous excusons pour la privation.


 

N O T I C E

Until sept. 29th next the documents are under digital conservative restoration from CNR (Na-tional council for the research).
You can visit:
Ground floor: The defence of Rome, Fiorentini’s collections (stamps and medals)
First floor: exposition “The Museum tells himself”
Second floor: structure of cells and prisoners graffiti
Third floor: Nazi orders and proclamations, room of the Depor-tation of Roman Jews.
We apologize there for the uneasiness.

 


30/07/2010::Chiusura Estiva

AVVISO
Il Museo chiuderà il 2 agosto e riaprirà il 2 settembre.

WARNING
We are sorry to inform you that the Museum will remain closed from
August 3th to September 2th.

AVERTISSEMENT
Le Musé restera fermé du 3 de Aôut au 2 de Septembre.

 

 


23/07/2010::ABBIAMO URGENTEMENTE E ASSOLUTAMENTE BISOGNO DI VOI !!!!!!!

Continuiamo a informarvi sulla nostra vicenda e sui nostri problemi.

Cominciano a giungere anche contributi un po’ più pesanti di quelli iniziali – sempre meritori - di 13-15 €: alcuni di 30€ altri di 50€ e uno di 100€.
Ricordiamo che qualcuno fa delle raccolte tra amici. Purtroppo, però, sul fronte ministeriale giungono cattive notizie. Quanto temevamo, infatti, purtroppo, sta realizzandosi. Dopo il ministro Tremonti, la questione dei tagli al nostro Museo era passata (sembrava) al ministro Calderoli, ed ora sembra approdata sul tavolo del ministro Bondi. Sarebbe imminente la pubblicazione dell'elenco degli Istituti che riceveranno contributi tagliati (gli altri niente). Il Museo sarebbe nell'elenco dei fortunati, ma per esso si parla di un taglio tra 50% e 30% del contributo di € 50.000,00, cioè per importi tra 25.000,00 e 35.000,00 €. Per legge il contributo ministeriale dovrebbe assicurare il funzionamento del Museo e gli stessi revisori dei conti (di nomina ministeriale) avevano accertato e dichiarato in un verbale ufficiale che il contributo era insufficiente per gli scopi istituzionali, che venivano raggiunti solo grazie all’impegno volontario e gratuito dei collaboratori del Museo.

FATE MUOVERE I VOSTRI RAPPRESENTANTI POLITICI E ISTITUZIONALI (deputati, senatori, parlamentari europei, membri di assemblee locali, ecc..) e anche personalità della cultura, dello spettacolo, delle attività produttive.
Ricordate che NEL LUGLIO 2008 LA MOBILITAZIONE DELLE E-MAIL FU DECISIVA. C'è bisogno di promuovere la mobilitazione delle e-mail individuali e collettive e, poi, quella dei conti correnti, altrimenti rischiamo di non arrivare a fine anno. Un bilancio in disavanzo, infatti (e con i tagli lo sarebbe, a meno di arrivo di risorse da altra sede: enti locali, fondazioni bancarie, imprese, associazioni, singoli privati), mette a disposizione del Ministro la possibilità di azzerare il comitato direttivo e di nominare un commissario, premessa per lo scioglimento e l'accorpamento ad altro Museo. Abbiamo, quindi, bisogno di conquistarci di nuovo (come nel 2008) il nostro diritto ad esistere come soggetto autonomo aperto alla società civile e alle associazioni storiche dell'antifascismo. L'apporto vostro e della vostra capacità di coinvolgere il maggior numero di persone ha un ruolo importante nell'attivare energie a nostro sostegno.
Le indicazioni da dare sono sostanzialmente due:

1 - inviare un breve testo - anche una sola frase non molto politica, tipo "il taglio del contributo al Museo storico della Liberazione significa togliergli l'aria per respirare. Non offendiamo la memoria di chi combatté per la liberazione dal  nazifascismo !" - a questi quattro indirizzi:
gabinetto@beniculturali.it
ufficiolegislativo@beniculturali.it
ministro.segreteria@beniculturali.it
segreteria.giro@beniculturali.it

2 - inviare un ccp 51520005 Intestato a: Museo storico della Liberazione, via Tasso 145 – 00185 Roma Causale: CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA'.
Potete usare anche il bonifico, ma costa caro (7-8 € rispetto ad 1 € del ccp)
IBAN IT 39 T 07601 03200 000051520005
IL 15% DI QUANTO RACCOGLIEREMO SARÀ DEVOLUTO ALL’ ASSOCIAZIONE ITALO-GRECA PER IL MUSEO DI CEFALONIA, cui siamo legati da rapporti di collaborazione: infatti, non dobbiamo ignorare e trascurare chi sta peggio di noi.

Grazie infinite.

 

 

 


31/01/2010::Iniziative "Giorno della Memoria"

 COMUNICATO

Il presidente del Museo storico della Liberazione, a nome del comitato direttivo, ringrazia tutti coloro che hanno manifestato la loro solidarietà al Museo per le scritte negazioniste apparse sui muri dell’edificio e per i danneggiamenti all’insegna del Museo. In particolare, oltre ai rappresentanti delle istituzioni e agli esponenti della vita politica, sociale e culturale, ringrazia i presidenti di Roma e del Lazio dell’ANPPIA prof. Maria Grazia Lancellotti e dell’ANPI prof. Massimo Rendina per aver aderito all’appello per un presidio del Museo domenica 31 alle ore 10 e per aver promosso la mobilitazione di cittadini e rappresentanti di istituzioni e associazioni. Con loro saremo ad attedere gioavni e non giovani, uomini e donne, italiani e non al Museo – che resterà aperto fino alle ore 19,30 – non solo per raccoglierne la solidarietà, ma per parlare insieme delle nostre attività e del loro difficile e problematico sviluppo, del neofascismo e del neonazismo e del degrado urbano in cui lievita, della difficile condizione giovanile, dei diritti umani come frontiera attuale dell’antifascismo, della convivenza multicolore nell’Esquilino e nell’iuntera realtà romana, provinciale e regionale.

Chi vorrà, potrà visitare la mostra “SCHIAVE DUE VOLTE. La prostituzione coatta nei Lager nazisti”, promossa da BE FREE, cooperativa sociale di donne contro la tratta, lo sfruttamento e il razzismo; nel pomeriggio, inoltre, sarà messo in scena a cura di ArTeatro (Palermo), LA DEPORTAZIONE DIMENTICATA. “Giacere sul fondo: dramma di siciliani deportati nei campi di concentramento?, rappresentazione ideata e diretta da Paola Roccoli. 



GIORNO DELLA MEMORIA
 
27 gennaio 2010

INIZIATIVE 
 
La presidenza e il comitato direttivo del Museo storico della Liberazione restano fermi nella convinzione che il periodo 1943-1945 e, più in generale, della seconda guerra mondiale, rappresenta una fase tragica ed oscura della storia dell’ Europa, dell’Italia e di Roma perché cartterizzato non solo dalla guerra combattuta dagli eserciti, scatenata dall’aggressione nazista all’Europa, ma anche dalla Shoah e – in Italia - dalle leggi razziali e dalla persecuzione fascista dei cittadini ebrei, che pure costituiscono il massimo della violenza distruttrice del totalitarismo nazista contro l’umanità. La caratteristica dell’aggressione nazista come guerra totale, guerra programmaticamente estesa a colpire popolazioni civili a alla costruzione del Nuovo ordine europeo, destinato a mutare i rapporti storici fra i popoli d’Europa e i loro connotati culturali e civili, le loro identità più profonde, e stabilire tra essi gerarchie etnicamente fondate e sostenute dall’organizzazione totalitaria del potere, colpì anche gli italiani e le italiane e molti e molte fra essi hanno dovuto subìre la deportazione, l’internamento militare, la prigionia, la morte, le stragi e le persecuzioni politiche e razziali. Era una politica dello sterminio e della schiavizzazione che colpì con durezza, in maniera cinicamente stratificata, ogni popolazione che con la macchina nazista venne a contatto, con la destinazione di alcuni alla disumanizzazione e di altri alle eliminazione fisica. Ma, in Italia come in Europa, donne e uomini di ogni nazione e credo, con le armi o senza le armi, a fianco degli eserciti combattenti, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. In tal modo, hanno contribuito a garantire ai popoli d’Europa e al popolo italiano la salvezza e la sopravvivenza ed a creare le condizioni della loro libertà e della loro democrazia.
Per queste ragioni, la presidenza e il comitato direttivo del Museo storico della Liberazione ci tengono a riaffermare che – in armonia con le finalità previste dalla legge istitutiva 14 aprile 1957 n, 277 – il compito di narrare i fatti e di promuovere la riflessione sulla storia del nazismo e del fascismo suo alleato – indicati dalla legge istitutiva del Giorno della memoria 20 luglio 2000, n. 211 – non può limitarsi alla pur meritoria attività di cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di un solo giorno ma, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, per fruttificare deve consolidarsi in attività didattica e formativa continua e multidisciplinare, suscettibile di far comprendere come la minaccia totalitaria e razzista avesse minacciato l’umanità stessa dei popoli d’Europa, aggredendo la dignità della persona umana in ogni dimensione dell’esistenza. Ma, nello stesso tempo, capace di spiegare come in ogni strato e gruppo sociale, in ogni comunità religiosa, in ogni ramo della scienza, dell’arte e della letteratura, in ogni attività della produzione e del lavoro, la resistenza della sopravvivenza abbia creato le basi della resistenza per la liberazione. Allora, il Museo, fedele al suo compito istituzionale di assicurare al patrimonio storico nazionale la più completa ed ordinata documentazione di quel periodo e di quegli evanti, ha la piena coscienza che – come testimonia la frequente presenza di visitatori di ogni paese d’Europa e di fuori Europa - riferendosi alla popolazione di Roma, ne rappresenta la lotta che costituisce uno specifico modo di esprimere una lotta comune ai popoli che vivevano nel continente e un momento di una lotta per l’affermazione – anche nel presente e nel futuro – dei diritti di tutti gli uomini, di tutte le donne e di tutti i popoli. Così il dare testimonianza delle persone, dei gruppi sociali, dei movimenti politici e di tutte le vittime di quelle oppressioni e di tutti i partecipi di quelle lotte, non serve solo a diffondere di esse una conoscenza cristallizzata nel tempo, ma a scoprire in essa i semi e le radici da trapiantare e far fruttare nel nostro tempo, nei nostri gruppi e nelle nostre associazioni, nei nostri movimenti, nelle nostre aggregaziuoni sociali e civili, nelle nostre istituzioni.
            Non aver perduto la speranza della possibilità di un mondo e di un’umanità migliori fu quello che sorresse nell’abominio dei lager i deportati, di fronte ai fucili spianati i condannati a morte, nella solitudine e nel gelo delle notti d‘inverno i partigiani in montagna e nel chiuso di soffitte e cantine quelli di città, nelle case di campagna le donne che coraggiosamente ospitavano i fuggiaschi, nei monasteri le suore che salvavano bambini ebrei. Questo oggi, domani e sempre vogliamo ricordare e trasmettere.
 
 
INIZIATIVE 2010
 
            Poiché dal 2001 gli ultimi giorni di gennaio ed i primi di febbraio sono diventati un periodo in cui la riflessione sugli eventi ricordati viene promossa con varie iniziative culturali ed educative, anche il Museo – in collaborazione con altri soggetti – mette a disposizione del suo pubblico e dei suoi amici una serie di iniziative differenziate e dirette a riflettere insieme e aproporre la riflessione alle più giovani ed ai più giovani.
 
23 gennaio: PARMA, Centro studi Movimenti (via Testi 4), ore 10,30-17. il Giorno della Memoria al Corso di perfezionamento “Fonti orali e metodi della ricerca per la comunicazione audiovisiva”. Michele Guerra, “Non vedere l’Olocausto: “Shoah” di Claude Lanzmann” (con proiezioni); Primarosa Pia, “Trascrivere, ascoltare, interpretare [le testimonianze di deportati e deportate]: ragione ed emozione; “Nata due volte. Storia di Settimia Spizzichino ebrea romana” (Italia 2005, 60’), video documentario di Giandomenico Curi, discussione con l’autore
23 gennaio – 13 febbraio: SCHIAVE DUE VOLTE. Storie di prostitute forzate nei Lager nazisti
A - Mostra storico-documentaria “Sex-Zwangsarbeit in NS-Konzentrationslagern” (Prostituzione forzata nei campi di concentramento nazisti)” promossa da BE FREE. Cooperativa sociale di donne per la lotta contro tratta, violenze e discriminazioni”, con la collaborazione del gruppo “Die Aussteller” di Vienna e dal gruppo della Universität der Künste Berlin. Prima esposizione assoluta in Italia.
B27 gennaio e 12 febbraio: eventi di approfondimento con studiose, operatrici sociali, esponenti di cultura e politica
 
24 gennaio: “Pedalando nella memoria”. Il VI Memorial ciclistico dedicato a Settimia Spizzichino (unica abrea romana superstite dalla deportazione), promosso dalla Provincia di Roma, dal Comune, dai Municipi I, IX e XI, e con l'adesione dell'Uisp, (Unione italiana sport per tutti), farà la consueta tappa al Museo, dove Giuseppe Mogavero e Antonio Parisella ricorderanno la figura di Elvira Sabbatini Paladini, vicepresidente e direttrice del Museo, di recente scomparsa.
 
26-28 gennaio: Günter Demmig, “Memorie d’inciampo a Roma”, a cura di Adachiara Zevi, in collaborazione con ANED (Associazione Nazionale ex Deportati); ANEI (Associazione Nazionale ex Internati); CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea); Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane e i Municipi I, II ,VI, IX, XVI, XVII. Patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Roma, alto patronato del Presidente della Repubblica.
Come in altre città d’Europa, sui marcia piedi delle loro ex residenze l’artista posizionerà 30 Stolpersteine (pietre d’inciampo) che ricordano deportati razziali, politici e militari. (prima realizzazione in Italia).
A - martedì 26 gennaio, ore 11.00,Casa della Memoria e della Storia, via San Francesco di Sales 5: presentazione alla stampa. 
B - giovedì 28 gennaio, ore 9.30: via della Reginella 2:  inaugurazione.
 
26 gennaio, ore 9,30-12,30: il dr. Alessio D’Amato, consigliere della Regione Lazio, consegna in omaggio copie di Anne Frank, Diario, (Einaudi, Torino) alle scuole prenotate per le visita al Museo; gli omaggi verranno ripetuti alle classi in visita per tutta la settimana.
 
31 gennaio, ore 17,30: LA DEPORTAZIONE DIMENTICATA. “Giacere sul fondo: dramma di siciliani deportati nei campi di concentramento², rappresentazione messa in scena da Paola Roccoli, in coillaborazione con TeatrArte, teatro e arti visive (Palermo)   (da confermare).
 
18 o 19 febbraio, ore 18: Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (Palazzo Antici Mattei, Via Michelangelo Caetani): I Lagerlieder di Carlo Marinuzzi², concerto. Esecuzione pianistica a quattro mani di Cinzia Facchini e Rossella Rubini della composizione realizzata dall’autore combinando i canti (soprattutto russi e dell’Europa Orientale) appresi nel campo d’internamento e trascritti con materiali di fortuna, con interventi di Annamaria Marinuzzi, Massimo Pistacchi e Antonio Parisella, in collaborazione con Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi. (prima esecuzione pubblica).

19/12/2009::Via Tasso: il Museo si racconta

a dieci anni dall’attentato

via Tasso:

il Museo si racconta

 

il Museo storico della Liberazione:

il sito, l’edificio, la storia.

 

Gli antichi assetti, l’urbanizzazione dell’area e la costruzione del fabbricato nella cartografia storica;

 

Il comando di polizia tedesca nei nove mesi di occupazione, il carcere, la Liberazione;

 

L’istituzione del Museo e la crescita della sua funzione nelle fotografie, nei cimeli e nelle carte d’archivio

 

a cura di Alessia Glielmi, Giuseppe Mogavero

Antonio Parisella, Susanna Passigli, Augusto Pompeo

 

mostra storica documentaria

Roma, 13 dicembre 2009 – 17 gennaio 2010

 

23 novembre 1999, quasi a mezzanotte una bomba esplose davanti al portone di Via Tasso 145, sede del Museo storico della Liberazione. Per miracolo non fu una strage: a distanza di pochi metri, dietro un fragile muro di forati, ci sono i tubi e i contatori del gas. La paura fu molta ed anche i vetri rotti. Ma niente di più. A rivendicare la prodezza fu un sedicente “movimento antisemita” o “movimento antisionista”, nel quale non pochi vollero riconoscere la stessa mano di un gruppo di estrema destra, arcinoto alle cronache per le sue scritte sui muri romani e per certe azioni dimostrative di suoi leader.

La solidarietà giunse al Museo da ogni parte d’Italia e dall’estero, dalle istituzioni, da ogni gruppo sociale e dalle più svariate provenienze ideali e religiose. Il successivo 8 dicembre – nel corso di una giornata nonstop “Via Tasso a porte aperte” circa 3500 persone (1 romano su 1000) visitarono il Museo e la strada fu a lungo piena di capannelli. Fatto clamoroso: a fare da servizio d’ordine (finché fu possibile) e da guida ai visitatori furono – senza il minimo incidente - dei giovani della Comunità ebraica con la kippaa in testa e giovani di alcuni centri sociali con la kefiah al collo. Artisti intervennero per testimoniare la loro solidarietà con canzoni, recitazioni di poesie, letture di brani. Fu allora che, visitandolo per la prima volta, Moni Ovadia pianse dicendo: “Si tratta di uno dei più significativi luoghi europei della memoria dell’oppressione nazista”.

A partire da quegli avvenimenti, a testimoniare che da quell’azione sconsiderata non si fecero intimorire né il presidente sen. prof. Paolo Emilio Taviani né la direttrice Elvira Sabbatini Paladini, né i nuovi collaboratori e dirigenti del Museo, l’impegno del/per il Museo prese nuovo slancio, con una crescita vertiginosa delle visite (soprattutto scolastiche) da poco meno di 9000 a oltre 16000 l’anno, con manifestazioni, mostre, conferenze, proiezioni, presenze in manifestazioni ed eventi di rilievo, ricerche scientifiche, collaborando non solo con organizzazioni partigiane ed antifasciste, ma con organismi quali Amnesty International, ASAL, Medici contro la tortura, e stabilendo rapporti con istituzioni culturali italiane e non, quali la Fondazione ex campo di Fossoli, il Museo del Deportato di Prato, il Museo Cervi di Gattatico, la Fondazione Ferramonti di Tarsia per lo studio dell’internamento civile, la Casa della memoria dell’ex campo di prigionia di Servigliano, l’Associazione Italo-Greca di Cefalonia, la Scuola di Pace di Montesole, la Fondazione Villa Grimaldi per la pace e i diritti umani di Santiago del Chile, l’Istituto per la memoria di Buenos Aires, Associazioni giapponesi di insegnanti, di donne per la pace e di perseguitati politici antifascisti, Associazioni statunitensi e tedesche di e per insegnanti, ed altre ancora.

Il ricordo di quegli eventi è stato affidato ad una mostra che - con documenti, fotografie, cartografie, riproduzioni di opere d’arte - ricostruisce e narra la vicenda del luogo, dell’edificio, del comando di polizia e carcere nazista e del Museo (con le sue fasi di alto e basso): un excursus non solo nella storia urbana di Roma e della occupazione nazista e della Resistenza, ma anche delle fasi della costruzione della memoria pubblica dell’Italia repubblicana. In una trentina di pannelli, attraverso la percezione dei luoghi e degli spazi, i volti dei carnefici e delle vittime, le testimonianze degli artisti presenti nella prigione, la narrazione dei protagonisti della trasformazione in Museo, le accoglienze della stampa, i documenti della crisi degli anni del silenzio, i profili degli autori della rinascita, le fotografie dei visitatori illustri e dei ragazzi delle scuole, le tracce delle attività svolte, storie consolidate e problemi aperti vengono presentati al visitatore per coinvolgerlo nel pensare e progettare il futuro dell’istituzione e dell’esposizione, che sarà quale i cittadini e le cittadine chiederanno che sia e come le nuove generazioni hanno bisogno che sia. Memoria indelebile della lotta contro l’oppressione nazifascista e la minaccia alla vita del nostro popolo, dalla quale – tra le mille patrie d’Europa - è risorta anche la nostra patria ed ha preso forma la Repubblica democratica.

Per l’occasione viene esposta per la prima volta l’opera “Via Tasso, 11 settembre 1943-4 giugno 1944” che il maestro Christiano Muntoni ha realizzato e donato al Museo.

 

 

 

 

 

26/10/2009::La scomparsa di Giuliano Vassalli

 

LA SCOMPARSA DI GIULIANO VASSALLI

 

Il Museo storico della Liberazione, il suo presidente, il suo comitato direttivo, i suoi collaboratori e i suoi amici sono profondamenti colpiti e commossi dalla notizia della morte del prof. Giuliano Vassalli. Lo ricordano come un partigiano operoso, intrepido e attivo nella Roma occupata dai nazifascisti, autore con Massimo Severo Giannini e Marcella Ficca Monaco dell’audace e beffarda evasione da Regina Coeli di Giuseppe Saragat e Sandro Pertini e comandante militare delle formazioni del Partito socialista italiano di unità proletaria. All’interno del partito rappresentava l’ala più attivistica dei giovani ed aveva avuto particolari rapporti di collaborazione anche con chi era fuori del CLN, sia con i giovani del Partito cristiano sociale, sia con i militanti di Bandiera Rossa. Altri ne ricorderà l’apporto alla storia del movimento socialista e della vita politica e istituzionale della Repubblica, oltre che della vita della comunità sceintifica e accademica, particolarmente dei giuristi penalisti, dei quali fu maestro indiscusso anche a livello internazionale.
Il Museo vuole ricordarlo, per la sua attività partigiana, come prigioniero dei nazisti in Via Tasso, segregato da Kappler in una cella buia e senz’aria sui cui muri resta il graffito della sua firma. Collaboratore di Peter Tompkins e di Arrigo Paladini in missioni di collegamento con il governo del Sud e con gli Alleati, particolarmente negli ultimi trent’anni era stato tra i più attenti e solidali amici del Museo e ne aveva sostenuto le ragioni in tutte le occasioni difficili che ha attraversato. L’emendamento che ne salvò l’esistenza al decreto “taglia enti” del 2008 che ne avrebbe sancito lo scioglimento fu frutto anche del suo suggerimento e del suo consiglio.
Ma, soprattutto. fu sempre in prima fila nella battaglia culturale contro ogni tentativo di retrocedere rispetto ai valori costituzionali che affondavano la loro radice nella lotta di Liberazione e lo ricordiamo protagonista saggio e combattivo di un’affollata assemblea del mese di gennaio 2009, quando espresse netto il suo rigetto culturale, civile e politico nei riguardi del progetto di equiparazione dei reduci della RSI di Salò ai combattenti della lotta di Liberazione, perseguitati politici, partigiani, militari, internati e deportati, vittime civili.


02/09/2009::La scomparsa di Elvira Sabbatini Paladini

La scomparsa di Elvira Sabbatini Paladini
sabato 29 agosto 2009 alle ore 15.47

 Il Presidente, il comitato direttivo, i revisori dei conti, il personale, collaboratori e collaboratrici del Museo storico della Liberazione si uniscono con affetto al dolore dei familiari per la scomparsa della

Prof. Elvira Sabbatini Paladini
Grande ufficiale al merito della Repubblica
Direttrice e vicepresidente del Museo


Ne ricordano commossi l’alto profilo etico e civle, il notevole impegno culturale ed educativo, la forte carica umana e la serena e mite fermezza nella difesa dei valori umani dell’antifascismo.
Nel suo ricordo e in quello di Arrigo Paladini, artefici con Paolo Emilio Taviani del rilancio del Museo, si impegnano a proseguire con impegno l’opera di valorizzazione del Museo e delle memorie che custodisce.
 
 
 
Breve profilo biografico
La prof. Elvira Sabbatini Paladini, scomparsa ad 88 anni, è stata direttamente partecipe delle vicende della lotta clandestina all’occupazione nazista di Roma. In particolare, collaborò all’attività del suo fidanzato Arrigo Paladini, sottotenente dell’esercito in missione clandestina in Roma occupata per gestire radiotrasmissioni d’informazioni al Regno del Sud. Egli fu catturato e torturato dai nazisti per oltre un mese in Via Tasso e scampò fortunosamente alla morte al momento dell’arrivo degli Alleati (4 giugno 1944). Laureatasi in lettere durante l’occupazione nazista, dagli anni ’60 insegnò per venticinque anni in alcune scuole medie e superiori della periferia romana e di comuni del Lazio. Dopo il pensionamento, insieme al marito prof. Arrigo Paladini, si dedicò al rilancio dell’attività del Museo storico della Liberazione, in collaborazione con il sen. prof. Paolo Emilio Taviani, che alla morte di Arrigo la nominò direttrice e la propose al comitato direttivo del Museo come sua vicepresidente. In tali incarichi era stata finora ininterrottamente confermata. Mossa da generoso e profondo spirito educativo, nonostante le difficoltà della salute e dell’età, richiestissima dalle scuole, ha continuato a guidare visite di studenti (l’ultima nella scorsa primavera !) ed a rappresentare il Museo in occasioni ufficiali e a tenere conferenze e interventi per tenere viva la memoria della lotta per la Liberazione di Roma, dell’Italia e dell’Europa dall’occupazione e dalla minaccia nazista e per favorire l’affermazione dei diritti umani. Particolare rilievo, per la precisione e l’equilibrio, ebbe la sua testimonianza al processo Priebke. Molto apprezzati furono i suoi libri “Il cammino della Libertà” (sull’esperienza di Arrigo) e “La lezione di Via Tasso” (corrispondenze con gli studenti che avevano visitato il Museo).

 

 


26/04/2009::25 Aprile: "La Resistenza contesa"
Museo Storico della Liberazione - Via Tasso 145 Roma

25 APRILE: LA RESISTENZA CONTESA”.

MOSTRA DI MANIFESTI POLITICI

AL MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE - VIA TASSO

 

Al Museo storico della Liberazione in Via Tasso 145 il vicepresidente e assessore alla cultura della Provincia di Roma, Cecilia D’Elia, il presidente del Museo storico della Liberazione, Antonio Parisella e il delegato della Provincia di Roma per la memoria, Umberto Gentiloni e il consigliere provinciale Gianluca Peciola hanno inaugurato la mostra documentaria La Resistenza contesa. Memoria e rappresentazioni dell’antifascismo nei manifesti politici degli anni Sessanta e Settanta del XX secolo, allestita dal Museo, con il contributo della Provincia, nei locali dell’appartamento acquistato e assegnato ad esso un anno fa dall’allora Ministro dei beni e attività culturali Francesco Rutelli.

 

La mostra, che resterà aperta fino al 20 luglio, è realizzata con l’impegno di ricerca ed espositivo del Centro studi movimenti–Parma e propone diverse rappresentazioni dell’antifascismo e della Resistenza propagandate dai partiti democratici tradizionali e dai nuovi movimenti d’opposizione di sinistra degli anni Sessanta e Settanta del XX secolo. Nonostante i forti contrasti tra forze di governo e di opposizione e tra opposizione parlamentare ed extraparlamentare, tutti attinsero ad un comune patrimonio di immagini e di simboli. Parole d’ordine, pratiche di lotta e visioni ideologiche permanevano, tuttavia, differenti e talora antitetiche. Sui manifesti il contrasto fra elementi iconografici comuni e messaggi politici differenti emergeva evidente. Ciò rende particolarmente efficace la rappresentazione e suscita interessanti problematiche.

Tra gli autori dei manifesti, Alfredo Chiappori, Guido Crepax, Renato Guttuso, Milo Manara, Nani Tedeschi, Telmo e Ettore Vitale.

 

Sezioni della mostra:

  • Vecchia e nuova Resistenza;
  • Due, tre, molte Resistenze;
  • L’incubo del passato;
  • Per lo Stato, contro lo Stato;
  • Festa grande d’aprile.

Per il 25 aprile il Museo storico della Liberazione ha osservato un orario nonstop dalle ore 9,30 alle ore 19,30: pubblico più intenso del solito, anche di gruppi e associazioni.

Tale apertura verrà replicata il 1 maggio prossimo.


18/03/2009:: Almirante fucilatore

Il fondo Ricchini

Carlo Ricchini (La Spezia, 16 maggio 1930 - vivente) è un giornalista che ha donato all’Istituto nel 2006 tutta la documentazione relativa al processo penale per il reato di diffamazione a mezzo stampa che lo ha visto protagonista negli anni Settanta, quando era direttore responsabile de “L’Unità”, insieme alla collega Luciana Castellina del giornale “Il Manifesto”. A querelare i due giornalisti fu Giorgio Almirante, allora segretario nazionale del Movimento Sociale Italiano (Msi), in seguito alla pubblicazione da parte dei due quotidiani dello scoop del ritrovamento, avvenuto nell’estate del 1971, di un manifesto affisso nel grossetano nel 1944 e firmato dallo stesso Almirante, in qualità di Capo di Gabinetto del ministro repubblichino Mezzasoma, con cui si minacciava la fucilazione alla schiena per gli sbandati che non si fossero presentati ai posti di polizia fascisti o tedeschi. Almirante accusò di falso e calunnia Ricchini e Castellina e le loro testate ma la lunga vicenda processuale lo trasformò da accusatore in accusato, portando alla luce le prove della sua correità rispetto ai lutti e alle atrocità compiute dai repubblichini, come servo dei nazisti, torturatore e fucilatore di italiani. Il fondo, non ancora riordinato, comprende copia di tutte le sentenze e delle carte processuali (tra cui i verbali delle udienze) del processo Ricchini-Almirante nel periodo gennaio 1972-maggio 1978, la ricostruzione del lungo iter processuale fatta dallo stesso Ricchini in vista del progetto della prossima pubblicazione di un libro, la documentazione relativa agli altri processi che in altri tribunali italiani videro allo stesso modo Almirante trasformarsi da querelante in imputato e una nutrita rassegna stampa (tra originali, fotocopie e riproduzioni fotografiche) sui “processi Almirante”.

PREFETTURA DI GROSSETO

UFFICIO DI P. S. IN PAGANICO

COMUNICATO

Si riproduce testo del manifesto lanciato agli sbandati a seguito del decreto del 10 Aprile.

"Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande.
Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell'intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio.

Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.
Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia."

p. il Ministro Mezzasoma - Capo Gabinetto

GIORGIO ALMIRANTE

Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 - XXII

 

 


19/01/2009::GIORNO DELLA MEMORIA 2009

In occasione del

GIORNO DELLA MEMORIA 2009

 

Domenica 25 gennaio 2009 alle ore 11,

nella sala delle conferenze del Museo (via Tasso 145)

Il prof. Luigi Cajani e il prof. Antonio Parisella presenteranno

la nuova edizione del pionieristico volume

 

VITTORIO EMANUELE GIUNTELLA

 

IL NAZISMO E I LAGER

 

Edizioni Studium – Roma 2008

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 Vittorio Emanuele Giuntella, oltre che grande storico dell’età dell’Illuminismo e della Rivoluzione, uomo di pace e di dialogo interculturale e interreligioso, ha vissuto egli stesso l’esperienza del Lager, come uno degli oltre 600.000 internati militari che, con il loro NO alla RSI e all’occupazione nazista, furono protagonisti di un’ammirevole e a lungo ignorata “Resistenza non armata ma non inerme” di alto significato etico-civile.